Usa la perlite dove contano leggerezza e costo, la pomice per succulente, piante sbilanciate e vasi di lunga durata; in entrambi i casi scegli granuli da 3–6 mm ed elimina la polvere setacciando.
Due rocce vulcaniche, una delle quali nasce in forno
Entrambe partono da vetro vulcanico. La perlite viene estratta come roccia vetrosa compatta, frantumata e poi riscaldata rapidamente a circa 850–900 °C: l’acqua intrappolata all’interno si trasforma in vapore e gonfia ogni granulo fino a 4–20 volte il volume originale, come un popcorn. Il risultato è il noto granulo bianco e leggerissimo, con pH vicino alla neutralità (circa 7), privo di nutrienti e di capacità di scambio cationico: è sostanzialmente inerte.
La pomice si è formata allo stesso modo, ma in natura: schiuma di lava carica di gas raffreddata così in fretta da congelare le bolle. È anch’essa inerte e priva di nutrienti, ma è più densa, di solito grigia o color crema, e i suoi pori interni sono in parte comunicanti, quindi ogni granulo assorbe e trattiene un po’ d’acqua all’interno.
Come si comportano in vaso
Si aggiungono entrambe per lo stesso motivo: particelle rigide che non si comprimono mantengono aperti grandi pori tra loro, così l’aria torna nella zona radicale dopo ogni annaffiatura. Le differenze riguardano peso, comportamento con l’acqua e durata.
- Peso: la perlite è leggerissima; la pomice è parecchie volte più pesante e dà stabilità alle piante sbilanciate.
- Acqua: la perlite trattiene l’acqua soprattutto sulla superficie ruvida e nelle fessure superficiali; la pomice ne immagazzina anche un po’ nei pori interni e la rilascia lentamente.
- Galleggiamento: la perlite galleggia e risale in superficie quando annaffi; la pomice resta quasi sempre al suo posto.
- Durata: la perlite può frantumarsi negli anni in un substrato denso e compattato; la pomice non si degrada.
- Costo e reperibilità: la perlite è economica e si trova ovunque; la pomice costa spesso di più ed è più facile trovarla presso fornitori per bonsai, cactus o giardinaggio paesaggistico.
Dove ciascuna si guadagna il posto
La perlite è la scelta predefinita nelle miscele leggere e universali, nei cestini sospesi o nei grandi vasi da terra che devi spostare. In una miscela per aracee per monstera, filodendro o pothos funziona bene un punto di partenza di 1 parte di terriccio, 1 parte di corteccia fine e 1 parte di perlite o pomice, in volume: qui va bene l’una o l’altra.
La pomice è la scelta migliore per succulente e cactus, dove il 40–60% del substrato deve essere materiale minerale: aggiunge peso per ancorare le piante alte, non galleggia fuori dal vaso e la sua piccola riserva d’acqua interna si adatta a radici che devono asciugarsi in fretta senza inaridirsi. È adatta anche agli esemplari longevi rinvasati solo ogni qualche anno, perché mantiene la struttura mentre la parte organica del substrato si degrada intorno a lei.
La granulometria conta quanto il materiale
Un sacco di perlite fine come polvere o di pomice sabbiosa non alleggerisce il substrato: riempie gli spazi e può peggiorare il drenaggio. Per la maggior parte dei vasi da interno la gamma utile è di circa 3–6 mm, con granuli un po’ più grossi per i vasi grandi e un po’ più piccoli per quelli sotto i 10 cm. Passa ogni sacco nuovo in un colino da cucina o in un setaccio da giardino per togliere la polvere prima di miscelare.
Maneggiale entrambe umide. Perlite e pomice secche producono una polvere fine che contiene silice respirabile: bagna il sacco prima di aprirlo o versarlo e lavora all’aperto oppure indossa una mascherina antipolvere quando prepari grandi volumi. Compra sempre prodotti per uso orticolo e non quelli per edilizia o per filtri da piscina, la cui granulometria e i cui additivi non sono pensati per le piante.
